L'Hotel
COLA, direttamente
sulla spiaggia, sorge in
posizione tranquilla.
Nella sala ristorante climatizzata
potrete godervi una prima
colazione con un ricco buffet,
pranzo e cena con ampia scelta
di primi piatti, carne, pesce e
dessert.
Tutte
le camere sono attrezzate
con climatizzatore, doccia, wc,
balcone, Tv Color, telefono e
cassaforte.
L'attico dispone di camerette
climatizzate e ampio terrazzo.
Ascensore, TV Sat, parcheggio
e giardino completano
l'offerta dell'hotel.
E-mail:
info@hotelcola.it
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A testimonianza dell'amore di
noi Romagnoli verso la nostra
terra, potete leggere qui sotto
le parole della canzone
ROMAGNA MIA.
Parole semplici e sincere
come noi.
ROMAGNA MIA
Sento la nostalgia di un passato
ove la mamma mia ho lasciato.
Non ti potrò scordar casetta
[mia
in questa notte stellata
la mia serenata io canto per te:
Romagna mia
Romagna in fiore
tu sei la stella
tu sei l'amore.
Quando ti penso
vorrei tornare
dalla mia bella
al casolare.
Romagna, Romagna mia
lontan da te
non si può star.
E-mail:
info@hotelcola.it |
Con stile assolutamente
mirabile, anche
Giovanni Pascoli ha voluto esprimere il suo
attaccamento sincero alla terra di Romagna.
ROMAGNA
Sempre un villaggio, sempre una campagna
mi ride al cuore (o piange), Severino:
il paese ove, andando, ci accompagna
l'azzurra visïon di San Marino:
sempre mi torna al cuore il mio paese
cui regnarono Guidi e Malatesta,
cui tenne pure il Passator cortese,
re della strada, re della foresta.
Là nelle stoppie dove singhiozzando
va la tacchina con l'altrui covata,
presso gli stagni lustreggianti, quando
lenta vi guazza l'anatra iridata,
oh! fossi io teco; e perderci nel verde,
e di tra gli olmi, nido alle ghiandaie,
gettarci l'urlo che lungi si perde
dentro il meridiano ozio dell'aie;
mentre il villano pone le spalle
gobbe la ronca e afferra la scodella,
e 'l bue rumina nelle opache stalle
la sua laboriosa lupinella.
Da' borghi sparsi le campane in tanto
si rincorron coi lor gridi argentini:
chiamano al rezzo, alla quiete, al santo
desco fiorito d'occhi di bambini.
Già m'accoglieva in quelle ore bruciate
sotto ombrello di trine uma mimosa,
che fioria la mia casa ai dì d'estate
cò suoi pennacchi di color di rosa;
e s'abbracciava per lo sgretolato
muro un folto rosaio a un gelsomino;
guardava il tutto un pioppo alto e slanciato,
chiassoso a giorni come un biricchino.
Era il mio nido: dove, immobilmente,
io galoppavo con Guidon Selvaggio
e con Alfonso; o mi vedea presente
l'imperatore nell'eremitaggio.
E mentre aereo mi poneva in via
con l'ippogrifo pel sognato alone,
o risonava nella stanza mia
muta il dettare di Napoleone;
udia tra i fieni allor allor falciati
de' grilli il verso che perpetuo trema,
udiva dalle rane dei fossati
un lungo interminabile poema.
E lunghi, e interminati, erano quelli
ch'io mediatai, mirabili a sognare:
stormir di frodi, cinquettìo d'uccelli,
risa di donne, strepito di mare.
Ma da quel nido, rondini tardive,
tutti tutti migrammo un giorno nero;
io, la mia patria or è dove si vive;
gli altri son poco lungi, in cimitero.
Così più non verrò per la calura
tra que' tuoi polverosi biancospini,
ch'io non ritrovi nella mia verzura
del cuculo ozïoso i piccolini.
Romagna solatia, dolce paese,
cui regnarono Guidi e Malatesta,
cui tenne pure il Passator cortese,
re della strada, re della foresta.
(da "Myricae")
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